Imparare grazie all’apprendimento non formale

Durante il corso di formazione internazionale, sono stati creati e strumenti didattici collaborativi. I risultati di tale scambio possono essere applicati in ogni ambito dell’animazione socioeducativa. Uno degli aspetti più interessanti dell’approccio collaborativo è dato dal fatto che anche i/le partecipanti allo SVE sono stati invitati/e a testare e utilizzare tali strumenti e metodologie.

L’idea che ha ispirato la creazione di un corso di formazione internazionale sull’arteterapia si basa sull’esigenza di creare uno spazio dinamico e interculturale in cui le persone provenienti da sei diversi Paesi e da due diversi continenti potessero condividere facilmente idee ed esperienze, superando le barriere culturali individuali. Allo stesso modo, il processo atto a raggiungere questo obiettivo è stato lungo e caratterizzato da diverse fasi. Una delle principali sfide affrontate è stata la selezione di attività e approcci efficaci da condividere nello spazio interculturale dello scambio. A Palermo, la squadra di ARTCOM ha lavorato per due mesi per creare questa cornice volta ad aiutare i/le partecipanti europei/e ed africani/e a creare e presentare degli strumenti da utilizzare all’interno delle diverse comunità.

A dispetto delle difficoltà e delle sfide, il risultato ha superato ogni aspettativa divenendo un esempio di integrazione e lavoro di squadra.

Il primo incontro di partenariato e il corso di formazione internazionale hanno riservato alcuni grandi sorprese alle organizzazioni partecipanti. È importante sottolineare l’importanza dell’elemento della condivisione per tutta la durata della cooperazione. L’apprendimento non formale era un concetto del tutto nuovo per i partner africani i quali hanno ottenuto dei grandi benefici dal contatto con questa alternativa di formazione. L’apertura a strategie alternative di inclusione mediante tecniche non formali potrebbe avere un impatto duraturo sui principi educativi.

Per prima cosa, la squadra ha rivolto la propria attenzione all’analisi del significato di arteterapia. Come illustrato in precedenza, fra i due continenti esistono numerose differenze in termini di gruppi target, approcci, metodologie e nozioni. Al fine di adottare una struttura coerente, la squadra di educatori ed educatrici ha deciso di mettere assieme attività incentrate sull’arteterapia con altre incentrate sul team building e l’autovalutazione utilizzando una cornice dinamica da adattare alla propria visione di arteterapia e, anche, per imparare a conoscere il punto di vista dell’altro, come mostra l’immagine riportata qui sotto:

La squadra di ARTCOM è ricorsa a tre diverse metodologie durante il corso di formazione internazionale sull’arte terapia: learning by doing, learning by teaching e arteterapia. L’insieme di questi tre approcci ha costituito la combinazione perfetta atta ad aiutare i/le partecipanti in un percorso di apprendimento intenso e ad alto impatto, prestando attenzione agli aspetti multiculturali dei partecipanti e all’alto valore della condivisione.

L’approccio dinamico e aperto adottato dal gruppo ha consentito ai/alle partecipanti e alle organizzazioni di analizzare il significato dell’arteterapia e dell’inclusione sociale mediante strumenti innovativi che prevedevano l’utilizzo di tecniche non formali per raggiungere uno dei principali risultati rappresentati dalla performance pubblica che è stata presentata a Terrasini (Palermo) nel luglio del 2018.

Un secondo passo nello sviluppo del corso è legato a un altro dei principali obiettivi del progetto: la promozione e lo scambio di buone patiche e la cooperazione fra Europa e Africa mediante l’adozione di approcci educativi innovativi. Il modo migliore per raggiungere questo obiettivo è stato quello di ideare un corso di formazione collaborativo, in cui ciascuna organizzazione potesse promuovere almeno un laboratorio sull’arte terapia e presentare una strategia atta a coinvolgere e a fornire gli strumenti ai giovani appartenenti alla comunità locale. Le organizzazioni partner hanno coinvolto i loro esperti al fine di promuovere laboratori per i giovani nel corso degli scambi. Alla fine, la squadra di ARTCOM ha selezionato 7 laboratori che sono stati presentati nel corso delle 8 giornate dello scambio in Italia.

L’idea di tenere dei laboratori a livello nazionale ha aiutato molto gli/le animatori/trici socioeducativi/e a mettere a punto dei possibili adattamenti delle attività al loro contesto locale e ha consentito loro di riflettere sull’importanza di creare degli ambienti positivi volti a favorire l’empowerment dei giovani.

Inoltre, il corso di formazione internazionale aveva come obiettivo quello di osservare e comprendere l’impatto delle metodologie presentate sul processo di apprendimento dei/delle partecipanti. La performance pubblica, legata alle passate esperienze del CESIE, si adattava all’idea di diffusione delle potenzialità del progetto in una comunità locale piccola come quella di Terrasini, sensibilizzando così la popolazione locale sull’importanza dell’inclusione sociale. Ideare una performance sull’arte terapia senza aver prima un abbozzo definitivo ha rappresentato una sfida. La squadra di ARTCOM ha riflettuto molto su questo aspetto, ma alla fine l’intero gruppo ha dato il proprio assenso alla possibilità di creare una breve performance utilizzando le nuove competenze e conoscenze acquisite mediante il ricorso a un approccio dinamico.

Il numero dei/delle partecipanti ha portato a riflettere sulla metodologia più appropriata da utilizzare al fine di consentire ai 40 animatori/animatrici socioeducativi/e di lavorare in squadra e trovare la giusta ispirazione sulla base di un tema comune. La metodologia finale selezionata dalla squadra di formatori è stata un topos letterario utilizzato dagli scrittori e dalle scrittrici di tutto il mondo: il viaggio di un giovane eroe.

L’idea del viaggio si è rivelata un tema perfetto per una performance sull’arteterapia volta a rappresentare il processo di apprendimento di un giovane svantaggiato che mira a superare gli ostacoli della sua vita e a crescere in una società di cui sposa i valori. Seguendo gli obiettivi di apprendimento dello scambio e del progetto stesso, la squadra di ARTCOM ha suddiviso i flussi di lavoro necessari ai fini della creazione della performance. Il processo ha avuto inizio con la valutazione degli strumenti e delle nuove conoscenze acquisite nel corso dei laboratori nazionali e un momento di riflessione tenutosi nei primi tre giorni. Al termine di questa fase, la squadra di educatori/trici ha scelto di formare tre gruppi che illustrassero il viaggio del giovane eroe .

La storia del viaggiatore segue tre passaggi principali:

5

Motivazione

5

Sviluppo

5

Autovalutazione

L’invito al viaggio è la prima parte della storia, essenziale al fine di intraprendere questo percorso: è la ragione, la situazione, l’idea o il punto di partenza che chiama il/la giovane e lo/la motiva ad andare avanti e a intraprendere questa avventura trasformativa.

Dopo aver trovato giusta motivazione a viaggiare, il/la Giovane Viaggiatore/trice affronta la parte più importante del proprio viaggio, quella della Crescita¸ nella quale esplorerà il mondo e affronterà diverse situazioni di vita. Acquisirà una maggiore consapevolezza delle proprie competenze e capacità e cercherà di superare gli ostacoli che incontrerà lungo il percorso. Questa fase di crescita rappresenta il percorso compiuto da ogni giovane a prescindere dal proprio background culturale.

La riflessione è la parte più ardua. L’eroe sa che il viaggio terminerà e che c’è qualcuno ad aspettarlo. È tempo di valutare e riflettere sulla crescita personale, su tutte le persone incontrate e le nuove conoscenze, valori e ispirazioni che adesso l’eroe porta con sé.

Servendosi di questa struttura simbolica, i/le partecipanti hanno ideato tre diverse storie utilizzando nuove conoscenze e metodologie acquisite nel corso dei laboratori. Le storie sono emerse dopo un giorno e mezzo di preparazione e rappresentano tre diverse visioni del viaggio che sintetizzano il lungo lavoro di dialogo interculturale e condivisione di opinioni, punti di vista personali e professionali fra i/le partecipanti nel corso dei primi giorni del corso. Le tre facilitatrici hanno seguito lo sviluppo della performance passo dopo passo, per far sì che ciascuna fosse parte di un processo di apprendimento e implementazione.

Al termine degli 8 giorni formativi, il viaggio dei/delle partecipanti si è concluso con un enorme bagaglio di conoscenze e idee per il futuro. Nuove esperienze, nuove persone, nuovi approcci e nuovi luoghi hanno arricchito i punti di vista personali e professionali dei 40 animatori e animatrici socioeducative provenienti da Africa e Europa. Il semplice e alto impatto delle esperienze maturate dimostra quanto sia importante supportare questo genere di attività per i/le giovani con background svantaggiato.